Ottobre 21, 2021

La Francia femminile a caccia di un posto tra le grandi

Gael Pernettaz


Quella appena trascorsa è stata un’estate extra-large, pallavolisticamente parlando. Con i migliori atleti del mondo impegnati prima in VNL, poi nelle Olimpiadi, e infine negli Europei, sembra sia trascorsa una stagione in più: nuovi giocatori sono saliti alla ribalta, altri hanno deluso e si preparano al riscatto.

A fare rumore è stata soprattutto la clamorosa vittoria dell’oro alle Olimpiadi di Tokyo della Francia maschile, una Nazionale alla sua prima medaglia.

Più sotto traccia è invece passata la notevole prestazione all’Europeo della Nazionale francese femminile; una rappresentativa non certo di primo livello, che però è riuscita a raggiungere in modo convincente i quarti di finale, eliminando la Croazia di Santarelli e cedendo solo alla Serbia; non prima però di averla spaventata strappandole un set.

Abituati ad avere una delle Nazionali migliori e il campionato più competitivo d’Europa – e il fatto che Egonu giochi in entrambi non è una coincidenza – non ci siamo accorti che i nostri cugini transalpini stavano facendo passi da gigante sottorete.

Abbiamo chiesto allora a François Salvagni, coach italiano che ormai da tre anni allena oltralpe, di parlarci di come sta cambiando la pallavolo francese.


Intervista a Salvagni: «In trasferta coi pulmini»

«Fino a dieci anni fa, il campionato era piuttosto “arretrato” – ci racconta – soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione: ad esempio, per fare le trasferte si partiva ancora con i classici due pulmini, come in B1 italiana». Ora però le cose sono cambiate, anche grazie ai tanti fondi che lo Stato sta dando al movimento e alle società, con un occhio sempre rivolto alle Olimpiadi parigine del 2024.

Le strutture, ad esempio, si sono molto modernizzate, sia per quanto riguarda l’attrezzatura che per gli impianti. «I palazzetti di Nantes, Béziers, Cannes, o la stessa Mulhouse dove alleno, non hanno nulla da invidiare a quelli italiani, anche se per altre società meno blasonate la situazione non è così rosea.» Le società di bassa classifica, infatti, giocano ancora in palestre comunali, inadatte a una massima serie; cosa che d’altronde succedeva anche nel nostro campionato fino a una decina di anni fa.

Questa attenzione da parte del governo ha effetti anche per quanto riguarda il reclutamento delle giocatrici. «Dal momento che i contratti in Francia sono diventati nazionali, e che quindi garantiscono tutele economiche e in caso di infortuni o maternità – problema che in Italia conosciamo bene – molti procuratori stanno cercando di “accasare” qui le loro giocatrici.»

D’altro canto, quella francese rimane una lega da cui le principali interpreti tendono ad andarsene una volta raggiunto un certo livello: basti pensare a Isabelle Haak, Britt Herbots, o, più di recente, Hèlèna Cazaute e Madison Bugg, che, dopo essere cresciute oltralpe, sono arrivate nel nostro campionato. Un movimento, quindi, che sta migliorando esponenzialmente, ma che è ancora lontano dall’élite continentale.

Oltre al livello economico e dell’organizzazione generale, il campionato francese è anche cresciuto dal punto di vista tecnico; crescita che si è riflessa nei successi della nazionale. Riguardo a ciò, il merito è sicuramente anche della scuola di allenatori italiani che in questi anni sono andati ad allenare nel paese: Lorenzo Micelli, Camillo Placì, Riccardo Marchesi e, ovviamente, François Salvagni.

«Se rimane ancora dietro a quello italiano, russo, polacco o turco, è anche vero che nel campionato francese ci sono molte squadre che si sono tolte diverse soddisfazioni a livello europeo. – ricorda François –. Penso a Béziers quando ha battuto lo scorso anno il Galatasaray, a Le Cannet che è arrivato in semifinale di Coppa CEV nel 2020, prima che il COVID-19 la cancellasse, o a quando con Mulhouse negli ultimi anni abbiamo battuto le grandi di Germania Schwerin o Stoccarda, cosa che fino a pochi anni fa non succedeva».


Francesi alla conquista della serie A

Questo miglioramento del movimento ha fatto sì che quest’estate ben tre giocatrici siano arrivate nel nostro campionato dopo aver giocato in quello francese e aver stupito con la nazionale transalpina agli Europei: Amandha Sylves, Héléna Cazaute, Lucille Gicquel.

Per l’ultima in realtà bariamo un po’, dato che è arrivata due anni fa… Lo scorso anno, però, non ha fatto altro che tener calda la panchina ad Egonu a Conegliano – ma dopotutto, quale giocatrice non l’avrebbe fatto?

Sylves arriva a Firenze per sostituire Alberti, migliore muratrice della formazione toscana. Reduce da un ottimo europeo con la Francia, condito da poco meno di due muri a partita (13 in 7 gare), la centrale transalpina dovrà lavorare un po’ sulle sue percentuali in attacco, dopo il 46% di efficacia e 30 di efficienza nella scorsa manifestazione continentale. Troppo poco per una centrale di buon livello.

«Sicuramente è una giocatrice dall’imponente fisicità- conferma Salvagni- con un ottimo muro e una bella battuta in salto. Dopo essere emersa in France Avenir (corrispettivo del nostro Club Italia) ad alto livello ha fatto una sola stagione in una Nantes con poche ambizioni, dove il 60% dei palloni venivano dati a Carli Snyder, martello americano che mi aspetto presto in Italia. Sarà quindi interessante vedere il suo impatto con un volley di alto livello, anche dal punto di vista mentale; il fatto che giocherà a Firenze, con un coach abituato a lavorare con le giovani, sicuramente da questo punto di vista aiuterà.»

Lucille Gicquel, come detto, è al secondo anno in Italia, ma questa volta il suo ruolo è totalmente diverso rispetto alla stagione passata. Sicuramente avranno stappato quello buono a Cuneo guardando gli europei del mese scorso, per essersi aggiudicate l’opposto a inizio mercato. Adesso starà però a Lucille dimostrare di poter fare il salto di qualità, diventando il principale terminale offensivo della squadra. L’impresa non è facile e la concorrenza è forte: Cuneo ha infatti preso come sua sostituta Elisa Zanette da Novara, un lusso come secondo opposto.

Giocatrice dalla grande fisicità e intelligenza, ci ha rapito anche per il modo in cui salta e colpisce la palla. Mentre la maggior parte delle colleghe infatti salta a gambe unite, in un movimento unico e sinuoso, Gicquel, al momento di impattare la palla, divarica le gambe, quasi a volerla colpire con più forza e cattiveria possibile. Come se ci fosse in quel gesto qualcosa di personale, un conflitto irrisolto col pallone.

«Héléna Cazaute è un fenomeno. Riceve bene e attacca forte: sa fare proprio tutto. La sua sfida quest’anno sarà giocare in una squadra in cui, per la prima volta da quando da 15 anni, non sarà di gran lunga la miglior giocatrice».

Un’investitura importante, soprattutto se a dire queste cose è il tuo ex allenatore. La ragazza è pronta al salto di qualità, soprattutto dal punto di vista mentale. Da 3 anni studia italiano e già nella scorsa stagione aveva avuto la possibilità di venire nel nostro campionato, ma ha preferito aspettare un anno per arrivare più preparata. Dopo lo scudetto con Mulhouse e l’ottimo risultato della Francia, però, non si poteva proprio più aspettare. A Chieri, dopo un’ottima scorsa annata, si cercano conferme. Alla prima di campionato Héléna ha risposto presente: MVP e vittoria per 3 a 1 contro un’ambiziosa Perugia. Il messaggio non poteva essere più chiaro: per Cazaute la stagione (di caccia) è iniziata. Sediamoci e godiamoci lo spettacolo.